Tag Archives: dolci

Biscotti all’olio, una vecchia ricetta ^_^

Una vecchia ricetta.
Eh si, perchè la ricetta base è identica a quella della pasta per i buccellati, ad eccezione del latte utilizzato al posto dell’acqua. Per il resto, per anni, sin da quando ero piccola, questi biscotti hanno rappresentato l’inizio dell’autunno e l’avvicinarsi del Natale, che per me rappresentava soprattutto una cosa: “si va a Castelvetrano, si fanno dolci con nonna” XD! Confesso: la mania per i dolci è iniziata molto presto ^^” (ecco perchè all’inizio il blog si chiamava nel paese dei golosi :P).
Onestamente, non so se sia tutta farina del sacco di mia madre, se non ci sia, insomma, anche lo zampino della mia nonna materna. Cosa probabile, altrimenti non si spiegano tutti i battibecchi generati da questa ricetta di famigghia, non appena provavo a dire “ma un po’ di 00? ma un po’ di zucchero in più?”, dopo aver visto i buccellati della foodblogger siciliana Enza; ma niente, “la ricetta va benissimo così com’è, sono anni che la sperimento, le dosi vanno benissimo [e su questo non ci piove, N.d.A.], non sanno di niente con la 00, etc. etc. etc.” XD! Eh, se dovessi riportare tutti i battibecchi tra me e lei, credo che potrei tranquillamente scrivere un romanzo XD LOL!
Più testarda di lei, ho azionato la planetaria, ho aggiunto un po’ di farina 00, ho aumentato la quantità di zucchero, sono ritornata alla cara e vecchia ammoniaca e dal forno sono usciti questi biscotti, di una semplicità e di una bontà disarmante, proprio come li ricordavo ^_^!
Insomma, l’ho stravolta un po’, la ricetta, lasciando però che la rimacinato continui a predominare, per il risultato speciale che si ottiene.
E se vi state chiedendo cosa c’entri questa farina con i dolci, beh…in alcuni paesi siciliani (parlo del trapanese, altrove non saprei), anticamente la si utilizzava anche per i dolci (come si legge anche sulla confezione di una conosciuta -almeno qui da noi- marca di Valderice), sia per il sapore deciso che conferisce, sia perchè permetteva di conservarli più a lungo. Non a caso, la ricetta dei buccellati risale alla mia bisnonna materna: così faceva lei, così faccio io ^__^!

BISCOTTI ALL’OLIO E RIMACINATO


INGREDIENTI:
500 g di farina 00
750 g di farina di rimacinato
400 ml di latte
100 ml di olio extravergine d’oliva
400 g di zucchero
10 g di ammoniaca per dolci
1 bustina di vanillina
scorza grattugiata di 1 limone

Nella ciotola della planetaria (o anche nel mixer), fate sciogliere l’ammoniaca con 1 o 2 cucchiai di latte. Aggiungete quindi il latte, l’olio e la farina setacciata con lo zucchero e la vanillina e infine la scorza grattugiata del limone.
Lavorate il tutto con la frusta a foglia (o con la lama da impasto del mixer) velocemente, come si fa per la pasta frolla; non appena comincerà a formarsi una palla, spegnete la macchina. Riponete l’impasto sopra la spianatoia infarinata, formate un panetto e lasciatelo riposare per 2 ore, coperto da uno strofinaccio.

Passate
le 2 ore, trasformare il panetto in filoncini e stenderli col mattarello, formando un rettangolo, fino a raggiungere lo spessore desiderato: più i biscotti sono sottili, più sono croccanti e biscottosi; più sono spessi, come quelli della foto, più sono frollosi e inzupposi.
Graffiate la pasta con una forchetta e tagliate i biscotti aiutandovi con una rotella tagliapasta.
Cuocere in forno preriscaldato e ventilato a 180° per circa 20-30 minuti o fino a quando i biscotti non sono dorati, perchè il tempo di cottura dipende ovviamente dallo spessore dei biscotti e dal vostro forno.
Non vi preoccupate se vi dovessero sembrare troppo croccanti, perchè il giorno dopo risulteranno più morbidi.
Con le quantità indicate, otterrete una latta colma di biscotti, perfetti per accompagnare anche un tè nero alle spezie ^__^!

A presto 😉


Quale comfort food preferite?

Qual è il vostro comfort food preferito?
Qual è la ricetta che vi conforta e che vi regala un pizzico di buonumore?
Ho chiesto su facebook e ho ottenuto varie risposte.
Chi preferisce la crème brulée, chi la torta di mele, chi la cioccolata calda, chi una crema di verdure accompagnata da crostini, chi il pudding alla vaniglia con caramello, chi preferisce cose cioccolattose, o vellutate, o una zuppa di legumi, oppure i dolci, in generale; chi si conforta con patate al forno con rosmarino, timo, cipolla sottilissima, pangrattato, olio e peperoncino, oppure con dei broccoli con la cipolla gratinati al forno.
Io vado matta per il cioccolato, ma fin da piccola impazzisco in modo particolare per la Frutta Martorana, i dolci di pasta reale (a forma di fruttino, appunto), che tradizionalmente in Sicilia vengono regalati per il Giorno dei Morti.
Non so spiegarvi la mia preferenza per la Martorana.
Forse per la sua semplicità, unita all’estrema bontà, conferita dalla farina di mandorle? O per l’insieme di ricordi che contiene? O forse per un miscuglio di vari fattori?
Ad ogni modo, confesso: non sono brava come Cinzia o Stefania; inoltre, la mia versione, quella “di famigghia“, è molto ma mooolto più “rustica”, diciamo così (sia per la mancanza del glucosio, sia per il mancante tocco finale, ottenuto con la vernice alimentare); ci tenevo però a condividere quest’altra esperienza familiare ^__^!
Un dolce che preparo sempre con mia madre, molto ma molto più brava di me ^^”
Confessione numero 2: la martorana che vedete in foto l’ho fatta l’anno scorso; spero di riuscirvi a fare vedere quella di quest’anno.

Fruttini di Martorana

INGREDIENTI:
1/2 kg di farina di mandorle
400 g di zucchero a velo
2 bustine di vanillina
2 cucchiai rasi di amido
90 ml d’acqua
colori per alimenti in polvere q.b.
alcool a 90° per liquori q.b.

Mescolate
la farina con lo zucchero, l’amido e la vanillina.
Impastate velocemente
(per evitare la fuoriuscita dell’olio delle mandorle, che rovinerebbe
tutto) con l’acqua. Poi, date la forma che preferite.
I fruttini di pasta reale sono modellati con l’aiuto degli appositi stampini. In casa, per evitare che la pasta si attacchi allo stampo, lo ricopro con un po’ di pellicola; una volta formato il fruttino, lo estraggo aiutandomi con la pellicola.
Se non avete o non trovate gli stampi, potete comunque modellare la pasta a mano libera, realizzando delle decorazioni più o meno facili. Su un libro che mi
ha prestato un’amica ho visto la ricetta di dolcetti di pasta reale fatti a mano,
senza stampi; non appena riuscirò a recuperarla, ve la passerò ;)!
Per colorare la pasta reale, dovete lasciare asciugare i fruttini/quello che preferite per un giorno.
Il
giorno dopo, diluite i colori per alimenti in polvere in una soluzione
al 50% di acqua e alcool e decorate i fruttini, aiutandovi con un pennellino.
Fate asciugare per un altro giorno…e il
gioco è fatto ;)!


Budino al Rooibos e Kefir…perchè prevenire è importante ^_^!

Foto di Ornella
Riaggiorno il post, visto che per la prima volta in tre anni (ehssì, perchè, se si considera anche il vecchio indirizzo, bisogna ammettere che anche il blog inizia ad invecchiare XD) riesco a partecipare al mese della prevenzione del tumore al seno.
Quindi, non fate come una collega di mamma che dopo alcuni anni non ne voleva più sapere di continuare i controlli di prevenzione; non abbiamo mai capito il motivo di questa decisione, neanche quando ha scoperto (per fortuna in tempo) di avere un tumore al seno. 
Dovremmo saperlo tutti che in ambito sanitario prevenire è meglio che curare, no?
E per portare avanti il programma di prevenzione, posso offrirvi un budino, salutare ma al tempo stesso sfizioso?
Casomai pensaste che gli aggettivi salutare e sfizioso non vadano d’accordo, beh, leggete la ricetta con attenzione, soprattutto se vi piace il Chai.

Il colore di questo budino è involontariamente identico a quello della ricetta originale di Clea, cioè un budino vegano ispirato al Chai, il tè nero indiano con spezie e latte.
E senza aver mai assaggiato prima il Chai, ho stravolto la ricetta, sostituendo il tè Darjeeling con l’infuso di Rooibos aromatizzato con arancia e cannella, mentre il latte di Kefir ha preso il posto del latte (qui di soia, però).
Lo so, sembra pura follia stravolgere una ricetta senza nemmeno conoscerla, ma da un po’ di tempo mi frullava in testa l’idea di fare una crema o un budino con l’amico Agar e aromatizzato al Rooibos e quando ho visto questa ricetta ho pensato che facesse proprio al caso mio ^_^! Ma prometto che rimedierò e che proverò prima o poi questo tè nero speziato 😀

BUDINO CON ROOIBOS ALL’ARANCIA E CANNELLA
E CON LATTE DI KEFIR
ispirato a “Flan au thé et aux épices tchaï
da “Agar-agar” 

INGREDIENTI per 4 vasetti da 125 g:
3 bacche di cardamomo (omesso)
3 chiodi di garofano (omesso)
1 cucchiaino da caffè di cannella in polvere (omesso)
1 pizzico di zenzero in polvere
2 g di agar-agar (cioè 1 cucchiaino da caffè)
3 bustine di tè Darjeeling (infuso di Rooibois alla cannella e arancia sfuso q.b.; altrimenti 3 bustine)
70 g di zucchero di canna (la prossima volta ne userò solo 30 g)
250 ml di latte di soia (300 ml di latte di kefir)
50 ml di panna di soia (omessa)
qualche cucchiaio di chantilly vegetale di soia (omessa)
1 cucchiaio di cannella in polvere per decorare (omessa)

Preparate le spezie: aprite e grattugiate i baccelli di cardamomo, che unirete ai chiodi di garofano, alla cannella e allo zenzero.
Come spezie, io ho aggiunto solo lo zenzero grattugiato al momento; infatti, nella confezione che ho a casa le foglie di Rooibos sono mescolate con cannella in pezzi, chiodi di garofano in pezzi, scorze e olio essenziale d’arancia…e credo che basti così ^_^!
Mescolate l’agar-agar con 250 ml di acqua in un pentolino. Appena l’acqua bolle, abbassare la fiamma e aggiungere il filtro con l’infuso di Rooibos (o una bustina) mescolato allo zenzero grattugiato (se invece seguite la ricetta originale, dovete aggiungere la bustina di tè insieme alle spezie; se invece usate il tè sfuso, basterà mescolare le foglie di tè alle spezie e mettere poi tutto nel filtro, come ho fatto io). Lasciate bollire per 1 minuto e 30 secondi.
Fate raffreddare leggermente; quindi, unite lo zucchero e stemperate con qualche cucchiaino di latte di Kefir a temperatura ambiente (se invece utilizzate il latte e la panna di soia, come Clea, fateli prima riscaldare leggermente in un pentolino); unite poi il kefir rimasto poco a poco, mescolando. Levate il filtro contenenente l’infuso e versate il composto in 4 vasetti di vetro da yogurt, aiutandovi con un colino. Fate raffreddare; quindi fate riposare in frigo per circa 1 ora.
Al momento di servire, decorate i budini con una nuvola di chantilly vegana e un pizzico di cannella in polvere (io non l’ho fatto, per me è buono così com’è…anzi no: con un po’ di zucchero in meno :D).
E il giorno dopo è ancora più buono, soprattutto perchè l’aroma del Rooibos e delle spezie diventa più intenso e al tempo stesso si nota maggiormente la delicatezza del Kefir ^_^!

A presto ;)!


Torta “cioccolato su cacao” ^_^

Avete seguito il festival di Venezia?
Io si e francamente, dopo aver letto la critica di Crespi e aver visto il nuovo film di Bellocchio, ho “odorato il fieto del miccio” e dopo mille dubbi (tra cui quello da grillo parlante che consiglia un film straniero, per non diventare banali) ho deciso che anche la commedia sofisticata sarebbe stato un film italiano: Bianca, uno dei film che preferisco in assoluto (e adesso parlo a livello internazionale) ^_^!
Non lo faccio per campanilismo, ma perchè leggere che i film italiani in concorso sono stati criticati per eccessivo provincialismo mi fa solo venir voglia di tirar fuori dalla micro videoteca di casa questa chicca tutta morettiana!
Sono provinciali commedie come I soliti ignoti o Questi fantasmi, addirittura tradotti in francese? Ok, I soliti ignoti in francese non rende quella particolare comicità tutta romana, ma non è questo il punto!!!
Un personaggio come Michele Apicella secondo voi è provinciale? Io direi di no, soprattutto nel caso di un film che trae ispirazione dallo stile di Hitchcock e Truffaut, che a loro volta sono collegati tra loro.
Il 1984, poi, è l’anno della morte del grande Truffaut, ma anche l’anno dell’uscita al cinema del film Bianca…e mi chiedo se sia solo un caso, se non sia un piccolo omaggio implicito da parte di Nanni Moretti (che, a sua volta, gode di ottima fama in terra francese, ma non penso ci sia bisogno di dirlo :D).
Truffaut (per le similitudini con L’uomo che amava le donne, ma, per me, anche con La donna della porta accanto, Effetto notte e con la saga di Antoine Doinel), Hitchcock, la Sachertorte, il cioccolato, i dolci: questo film ha tutte le carte in regola per rientrare tra i miei film preferiti, che sono tanti, ma proprio tanti ^_^!

E come rappresentare al meglio questo film se non con una torta “cioccolato su cacao”?

Un dolce con tre diverse sfaccettature, proprio come il film, che, secondo me, ha caratteristiche italiane, francesi e britanniche, come dicevo all’inizio.
Non a caso, questa torta è una via di mezzo tra Olanda, Austria e Piemonte: è olandese perchè il nome originario è “torta olandese al cioccolato“; poi, secondo me è la sorella piccola dell’austriaca Sachertorte, perchè ha molto ma molto meno burro; sostituendo infine la crema al cioccolato con un bel po’ di crema di pesche, cacao e amaretti, il dolce avrà una speciale nota piemontese.
Si crea così un miscuglio di nazionalità, proprio come succede abbandonando l’aspetto superficiale di Bianca. Infatti, come mi ha detto Marzia, (grazie a cui ho assaggiato questa crema), la crema di pesche, cacao e amaretti “deriva da un dolce tradizionale del Piemonte: le pesche
ripiene. Si pelano le pesche, si dividono a metà, si toglie il nocciolo e
lo si sostituisce con una pallina di crema fatta con cacao, nocciole,
amaretti. Praticamente un “finto nocciolo” mangiabile. La crema racchiude lo stesso sapore,
però in vaso e si mette via per l’inverno
“.

Torta cioccolato su cacao
ispirata alla “Torta olandese al cioccolato

Come al solito, trovate tra parentesi le mie modifiche.

INGREDIENTI:
Per la pasta:
100 g di cioccolato amaro
30 g di burro
4 uova
200 g di zucchero (io 120 g) 
una presa di sale
250 g di farina (io farina 00) 
due cucchiaini di lievito in polvere (io polvere lievitante biologica per dolci) 
un bicchiere scarso di latte
olio o margarina per ungere (io olio EVO) 
pangrattato per cospargere (io farina 00) 
Per il ripieno e per decorare
80 g di zucchero 
una bustina di zucchero vanigliato 
cinque cucchiaini di cacao amaro 
20 g di fecola 
un quarto di latte 
un bicchiere scarso di panna 
40 g di pistacchi tritati (pistacchi q.b.)

Per la crema di cacao, pesche e amaretti (ricetta di Marzia)
1 kg di pesche, a pezzetti
500 g di zucchero
100 g di amaretti
50 g di cacao amaro
1 g di agar-agar in polvere, cioè 1/2 cucchiaino da caffè (mia variante)

Mettete il cioccolato e il burro in una casseruolina e fateli sciogliere a bagnomaria. Poi togliete il recipiente dal fuoco e lasciate raffreddare il miscuglio a temperatura ambiente. Nel frattempo sbattete i tuorli con lo zucchero (lasciandone solo due cucchiai da parte) finchè saranno ben spumose e quasi bianche; montate gli albumi a neve con lo zucchero rimasto e il sale. Mescolate la farina con il lievito e incorporatela all’impasto, alternandola con la crema di burro e cioccolato e con il latte. Ungete d’olio o margarina una tortiera di circa 24 cm di diametro, cospargetela con il pangrattato la farina e riempitelo con un terzo della pasta. Ponete lo stampo sul ripiano centrale del forno già caldo e lasciate cuocere lo strato di pasta per 10-15 minuti a 180° (dipende dalla quantità d’impasto versato nello stampo; fate quindi la prova stecchino dopo 10 minuti). Poi sfornatelo, levatelo dalla tortiera e lasciatelo raffreddare. Preparate allo stesso modo gli altri due strati di pasta, lasciandoli poi raffreddare bene. 
Per il ripieno, mescolate a secco in una casseruolina lo zucchero con lo zucchero vanigliato, il cacao e la fecola e stemperate poi tutto bene con il latte. Mettete la casseruolina a bagnomaria, portate il miscuglio ad ebollizione, senza mai smettere di mescolare e fatelo bollire per un attimo. Poi togliete il recipiente dal fuoco, lasciando raffreddare la crema; mescolatela di tanto in tanto, per evitare che si formi in superficie una pellicina. Quindi farcite con tre quarti della crema gli strati di pasta e sovrapponeteli, formando un’unica torta, che metterete su un piatto da dolci. Montate la panna, aggiungetela con delicatezza alla crema rimasta e spalmate tutto sulla superficie e sul bordo laterale della torta, conservando tre cucchiai di crema per la decorazione. Mettetela in una siringa per dolci e spremetela a rosette sulla torta.
Per la crema, come suggeritomi da Marzia, fate cuocere le pesche tagliate a pezzetti con lo zucchero (come una
marmellata normale) per circa 40 minuti. A 10-15 minuti dalla fine della
cottura aggiungete il cacao e gli amaretti sbriciolati grossolanamente; quindi, aggiungete anche il mezzo cucchiaino di Agar in polvere (che renderà la crema piuttosto densa) e mescolate bene.
Invasettate la crema bollente (con queste quantità otterrete circa 4 barattoli da circa 250 g); fate riposare i barattoli in una cesta, coperti da una coperta di lana (proprio si fa con la marmellata) per almeno 24 ore.
Io ho preparato questa crema una settimana prima e ho utilizzato tanta crema quanto basta per farcire e ricoprire la torta.
Infine cospargetela con i pistacchi tritati al momento
Tenete la torta nel frigorifero fino al momento di servirla e dividetela poi a fette.

Come potete notare dalla foto di una fetta, questo terzo esperimento ideato per il mio compleanno (i primi due li avevo fatti per il compleanno di mio fratello e la torta era buona) non è venuto benissimo, perchè per errore ho fatto cuocere troppo la torta e forse anche perchè non ho incorporato bene le uova all’impasto.
Ci sono rimasta talmente male che tre giorni fa l’ho rifatta, seguendo alla lettera la ricetta. Quindi, ho utilizzato tutti i 200 grammi di zucchero e ho montato le uova intere con lo zucchero e il sale, fino a farle diventare ben spumose e quasi bianche, proprio come suggerito dalla ricetta originale.
Inoltre, avendo deciso di farla all’ultimo minuto, ho sostituito il burro (che non avevo) con circa 30 ml di panna da montare, per far sciogliere il cioccolato a bagnomaria; ho unito poi i rimanenti 170 ml di panna a 50 ml di yogurt, sostituendo così il latte previsto dalla ricetta. Ho suddiviso l’impasto a metà: una parte in uno stampo da 24 cm e l’altra metà in uno da 20 cm; ho fatto quindi cuocere i due strati contemporaneamente in forno preriscaldato e ventilato a 180° per 15 minuti (fate comunque la prova dello stecchino).
Con queste piccole modifiche, ho ottenuto una torta non soffice come altri dolci burrosissimi, ma morbida e che si scioglie in bocca.
A proposito, se la provate, ricordatevi di farla riposare in frigo per almeno un giorno, perchè più riposa e più diventa buona ;)!

E nella foto precedente potete vedere il risultato del quarto esperimento. Non è ancora perfetto, ma per ora va bene così ;)!

E con questa ricetta cioccolattosa partecipo al contest Cinegustologia, per la categoria commedia sofisticata

A presto ;)!


Una torta speciale per una sfida speciale

Prima che l’anguria vada in letargo, volevo farvi vedere questa torta speciale. No, non è speciale perchè l’ho fatta io; del resto non è tutta farina del mio sacco, visto che senza la ricetta della foodblogger palermitana Fina questa torta probabilmente non sarebbe mai finita nel mio blog. E allora perchè è speciale?? Perchè è una delle torte tradizionali palermitane che preferisco…del resto, da alcuni anni, nel vassoio di pasticceria mignon per il mio compleanno (mi piace scegliere, checcevoletefà XD!) almeno una fila di crostatine al gelo di mellone ci finisce sempre XD :P! La scorsa settimana, però, ho pensato di provare a fare la classicissima crostata in casa, per il compleanno di mia nonna, vista l’esperienza positiva di quest’estate col gelo di mellone.
Mentre cercavo informazioni, mi è tornato in mente il film La fame e la sete

Ancora adesso mi chiedo se l’associazione con questo film di Antonio Albanese sia solo un caso; ma forse il caso non esiste, neanche per questa torta, che, riflettendoci bene, è molto simile a questa commedia: è leggera, non perchè povera di grassi, ma perchè può essere tranquillamente divorata alla fine di una cena…e credetemi, la cena per il compleanno di nonna non è stata per niente leggera 😉 XD! Nonostante i 77 anni suonati e il nostro “nonna, non ti preoccupare, pensiamo a tutto noi”, ci ha fatto trovare un picchio pacchio divino, perchè non importa se dopo c’è sfincione e focaccia farcita, “ru fili ì pajsta, giustu p’assaggiallu“…si, proprio come la caponatina da antipasto di Alex Drastico, eheheh :D! Del resto, da una nonna palermitana DOC che ci si può aspettare? ^__^ A me la mamma di Alex ricorda proprio nonna, vedi che caso…ma mi sa che non sono la sola a pensarlo eheh :D! E poi è spiritosa e frizzante, mai banale, senza pretendere di essere perfetta…se ci fate caso, la mia versione è piena di piccoli errori, a cominciare dalle spaccature sulla superficie del gelo…sigh ç__ç…non avrei dovuto lasciarlo riposare 5 minuti in più nel forno spento :(!

 

CROSTATA CON GELO DI MELLONE
ispirata alla ricetta di Fina



Intanto vi passo la ricetta di questa crostata, promettendovi di passarvi al più presto la ricetta del picchio pacchio di nonna, proprio come ho fatto col limoncello ;)!

Per la pasta frolla, io ho seguito le dosi e il procedimento della frolla 1 di Fina
Come faccio da un po’, lavoro gli ingredienti con la planetaria, utilizzando la frusta flessibile; in alternativa, va bene anche il mixer o la lavorazione velocissima a mano ;)!
Dopo averla fatta riposare in frigo per circa 1 ora, imburrate e infarinate lo stampo (io ne ho utilizzato uno a fascia apribile) e stendete la frolla a uno spessore di 4/5 mm, proprio come consiglia Fina. Preparate le striscette (o, se preferite, delle decorazioni alternative), aiutandovi con un foglio di carta forno; quindi fatele riposare in frigo per almeno 10 minuti, perchè indurendosi le strisce non sprofonderanno nel gelo. Io ho fatto riposare in frigo la base della crostata e i fiori mentre preparavo il gelo.
Inoltre, ho surgelato l’impasto avanzato, visto che ho utilizzato uno stampo da 26 cm.

Per il gelo di anguria, per semplificarvi la vita 😉 vi ridò le dosi necessarie per 1 litro:

80 g di amido di mais
100 g di zucchero
cioccolato fondente q.b. (omesso)
1 pugnetto di gelsomini
pistacchi q.b.
Per ottenere un litro di gelo, passate al setaccio (ma noi usiamo il passaverdure, giusto per fare
tutto più velocemente; potreste provare ad utilizzare anche la centrifuga) la polpa dell’anguria. 
Con una frusta, fate sciogliere l’amido versandovi il succo dell’anguria
a filo. Una volta sciolto l’amido, versate il composto ottenuto in una pentola
insieme al succo d’anguria rimasto, allo zucchero e a un poco d’acqua, in cui avrete lasciato a macerare per una notte i gelsomini. Se doveste dimenticare di preparare l’infuso di gelsomino (proprio com’è successo a me questa volta), unite i fiori di gelsomino al succo, che leverete dal gelo a fine cottura, aiutandovi con un colino; in questo modo, poi, il sapore dell’amido sarà meno evidente ;)!
Mettete sul fuoco e, mescolando continuamente, portate a lieve bollore a
fiamma media; quindi abbassate la fiamma al minimo. 

Non appena il succo avrà cominciato ad addensarsi, toglietelo dal fuoco.

Quando il gelo sarà a temperatura ambiente, versatelo sulla base della crostata e aggiungete le decorazioni di pasta frolla. 
Fate cuocere in forno preriscaldato e ventilato a 180° per circa 30-35 minuti. La crostata è pronta non appena inizia a colorarsi.
Proprio come suggeritomi da Fina, il gelo continuerà ad addensarsi durante il raffreddamento della crostata; non appena sarà completamente freddo, fatelo riposare in frigo per almeno una notte. Quando il gelo sarà denso, decorate la torta coi pistacchi tritati al momento e, se preferite, anche con del cioccolato fondente ridotto in scaglie sottilissime e piccolissime.
E con questa ricetta partecipo al contest di Patty, Cinegustologia
A presto ;)!

Gelo di mellone

Ci sono ricette che entrano in casa sia perchè fanno parte della tradizione sia perchè qualche componente della famiglia inizia a sperimentare.
Nel mio caso, questa ricetta della tradizione siciliana (infatti “mellone” in siciliano significa “anguria” ;)) è entrata in casa grazie a mio fratello, che qualche anno fa, non si sa bene come né perchè, ha iniziato a sperimentare. E anno dopo anno il gelo diventava sempre più buono, al punto che ormai compriamo raramente questo dolce in pasticceria…ma è pure vero che difficilmente si resiste ai cornetti e alle crostate ripieni di gelo delle migliori pasticcerie palermitane…provare per credere XD!
E io quest’anno vi passo la ricetta, visto che per la prima volta sono riuscita a farlo anch’io (con la collaborazione di fratellozzo, però)…ma non sarà l’ultima, visto che è un dessert abbastanza semplice da fare, al contrario di quello che pensavo :D! Se poi in casa avete un libro che vi aiuta, il procedimento sarà ancora più semplice ;)!

GELO DI MELLONE
ispirato alla ricetta
tratta da “I dolci siciliani”, di M. A. Di Leo
Come al solito, gli ingredienti del libro sono in corsivo, mentre trovate le mie modifiche tra parentesi ;)!
INGREDIENTI
un’anguria da 4 kg circa (3,5 l di succo di anguria)
250 g di amido per dolci (280 g di amido di mais)
300 g di zucchero (350 g di zucchero)
150 g di cioccolato fondente (omesso)
1 bustina di vaniglia
50 g di gelsomini
50 g di pistacchi tritati (omesso)
50 g di zucca candita (omesso)
Passate al setaccio (ma noi usiamo il passaverdure, giusto per fare tutto più velocemente) la polpa dell’anguria, ottenendo circa tre litri e mezzo di succo. 
Con una frusta, fate sciogliere l’amido versandovi il succo dell’anguria a filo. Una volta sciolto l’amido, versate il composto ottenuto in una grossa pentola (magari una di quelle che usate per le marmellate) insieme al succo d’anguria rimasto, allo zucchero e a un bicchiere d’acqua, in cui avrete lasciato a macerare per una notte i gelsomini. Mettete sul fuoco e, mescolando continuamente, portate a lieve bollore a fiamma media; quindi abbassate la fiamma al minimo. 
Non appena il succo avrà cominciato ad addensarsi, toglietelo dal fuoco e aggiungete la bustina di vaniglia. A questo punto, potreste aggiungere la zucca candida a pezzetti, ma io non la metto mai.
Versate in appositi contenitori di vetro o in coppette di vetro monoporzione. Non appena il gelo sarà a temperatura ambiente, fatelo addensare in frigo per almeno una notte; la mattina successiva dovrebbe essere perfetto, in caso contrario lasciatelo in frigo anche tutto il giorno successivo (nel mio caso, è bastata sempre una notte, ma non si sa mai ;)).
Tradizionalmente, il gelo viene decorato con cioccolato fondente a pezzettini e pistacchi tritati. Ma io normalmente preferisco il gelo al naturale; lo decoro solo per le feste ^_^
Servite freddo ;)!
E se volete vedere l’effetto del gelo, decorato a dovere, andate a curiosare da Cinzia, la mitica foodblogger palermitana che per l’incontro del 29 giugno ha preparato un gelo di mellone non strepitoso, deppiù ^___^!
A proposito, non fate caso all’acqua che vedete sulla superficie del gelo: è la condensa che si forma spostando la ciotola dal frigo al tavolo della cucina, devastata dai 36° e passa del momento eheheh XD :P!!!
Aggiornamento del 10/9/12: con questa ricetta, ho preparato anche un altro dolce palermitano, la crostata al gelo di mellone ^_^!
E anche con questa ricetta partecipo allo Starbooks di MT

Alla prossima ;)!


Gluten Free No-Bake Cheesecake

Un cheesecake senza cottura al quark e marmellata di mirtilli

GLUTEN FREE NO-BAKE CHEESECAKE
ispirato alla Torta di formaggio ai lamponi

Era da un sacco che volevo rifare un cheesecake senza cottura, dopo aver provato la scorsa estate la ricetta di Stephanie (ma usando la gelatina, senza ancora non l’ho provata e non ho voluto rischiare).
Le parti in corsivo, come al solito, sono tratte dal libro ;)!

250 g di biscotti sbriciolati (300 g di frollini classici senza glutine)
60 g di burro fuso (100 g di burro morbido, a pezzetti)
15 g di gelatina in polvere (20 g di gelatina in fogli, cioè 10 fogli)
4 cucchiai di acqua (sostituita con pochissimo latte)
125 ml di doppia panna (omessa)
500 ml di purè di lamponi (omesso)
125 g di zucchero semolato (30 g di zucchero)
250 g di ricotta (1 kg di quark mezzo grasso)
2 cucchiai di zucchero (mia variante)
400 g di quark ai mirtilli (mia variante)
marmellata di mirtilli q.b. (mia variante)

Le basi di biscotti sbriciolati vengono di solito fatte raffreddare in frigorifero finchè non si sono indurite e si usano per rinfrescanti dolci al formaggio, come qui, ma anche per torte al formaggio cotte in forno.
Per la base, io ho seguito la ricetta di Arabafelice per una crostata senza cottura, che prevede il burro morbido tagliato a pezzetti al posto del burro fuso.
Sbriciolate grossolanamente i biscotti nel mixer. Aggiungete il burro morbido tagliato a pezzetti e azionate il mixer fino ad ottenere un composto perfettamente sbriciolato e sabbioso.
Pressate il composto sul fondo di una teglia a fascia apribile di 26 cm (ricoperta di carta forno), lisciandolo e appiattendolo con un cucchiaio per fare uno strato uniforme. Mettete la base, ricoperta di alluminio o pellicola trasparente, in frigorifero per almeno un’ora.
Io ho fatto due strati di crema, perchè all’inizio pensavo che il primo strato potesse essere sufficiente…ma mi sbagliavo.
Per la crema, quindi, fate ammorbidire i fogli di gelatina in un po’ d’acqua; una volta ammorbiditi, strizzateli e fateli sciogliere in un po’ di latte precedentemente riscaldato, mescolando bene e fino a quando la gelatina si sarà totalmente sciolta. Fate raffreddare.
Nel frattempo, mischiate il quark mezzo grasso, il quark ai mirtilli e lo zucchero con tanta marmellata di mirtilli quanto basta.
Non appena il composto di latte e gelatina sarà a temperatura ambiente, aggiungete un cucchiaio di crema, per evitare i grumi causati dallo choc termico. Mescolate e poi aggiungete altri due cucchiai di crema, sempre uno dopo l’altro e solo dopo aver mescolato bene. Aggiungete il composto al resto della crema e mescolate bene.
Versate nella tortiera. Lasciate in frigorifero per almeno 4 ore, meglio ancora tutta la notte.
Al momento di servire, per togliere il bordo della teglia, appoggiate la teglia sopra una ciotola un po’ più piccola; sfilate il bordo della teglia tirandolo verso il basso, lasciando la torta sulla base di metallo.

A presto ;)!


Torta al Quark

Un dolce fresco, nato dalla voglia di riprovare con il quark la ricetta della Torta al formaggio austriaca.

Ma non avendo idea del risultato, ho fatto un giretto sul web e ho notato delle ideuzze niente male: la Cheesecake ai frutti di bosco, una ricetta della Kasekuchen e la base della pastiera di Ammodomio.

Piattino e tessuto GreenGate

Ho aggiunto le mie modifiche alla ricetta del libro Scuola di Cucina e ho ottenuto un risultato niente male. Se vi dico che l’ha adorata anche quel pignolo di mio fratello vi fidate? XD 😛 Però ammetto che si è lamentato della scarsità di zucchero; a me invece piace proprio poco zuccherata, perchè così viene esaltato il sapore delicato e fantastico del quark (soprattutto di quello ai mirtilli) ^_^! Quindi, lascio a voi la scelta sulla quantità di zucchero 😉
E vi lascio le dosi originarie del libro, con accanto le mie modifiche.

 TORTA AL QUARK

INGREDIENTI
375 g di crema di formaggio (io 350 g di quark mezzo grasso)
200 g di quark ai mirtilli (mia variante)
350 g di ricotta (io 300 g di ricotta ben asciutta – necessario lasciarla scolare per un giorno)
175 g di zucchero semolato (io 50 g)
4 uova leggermente sbattute (io 2)
125 ml di panna acida (omessa)
215 g di farina (200 g di farina 00)
1 cucchiaio di farina di granoturco (20 g di maizena)
2-3 cucchiai di acqua (20 ml di olio extravergine d’oliva)
3 cucchiaini di zucchero (mia variante)
scorza grattugiata di un limone (mia variante)

Il ripieno: mescolate energicamente il quark con 100 grammi di ricotta e lo zucchero con un cucchiaio di legno finchè non si sono ben amalgamati. Fate sciogliere la maizena con un po’ di uovo sbattuto. Unitela quindi alla crema di formaggio e aggiungete le uova leggermente sbattute e la scorza grattugiata di 1/2 limone.
La pasta: la ricetta originale della base è di Ammodomio. Impastate velocemente la farina, i 200 grammi di ricotta rimasti, l’olio, i 3 cucchiaini di zucchero e la scorza grattugiata di 1/2 limone. Seguendo i consigli di Alex, ho versato il tutto nello stampo e ho compattato l’impasto con le mani, rivestendo una tortiera di 25 cm e le pareti.
Ricoprite la base con un foglio di pellicola trasparente e mettetela in frigorifero per 30 minuti.
Versate il ripieno di formaggio nel guscio di pasta; il ripieno deve arrivare almeno al livello delle pareti. Cuocete in forno preriscaldato e ventilato a 180° per circa 30-35 minuti. Visto che i tempi di cottura variano da forno a forno, capirete che la torta è cotta quando il guscio di pasta si sarà staccato dalle pareti della tortiera e infilando uno spiedino sottile al centro deve uscire pulito.
Lasciate raffreddare nella tortiera, poi sformate.
Ricetta per 12 porzioni circa.

Due piccole note per la prossima volta:
– ridurrò la maizena ad 1 cucchiaio e la unirò a 2 cucchiai di farina 00, come consigliato nella ricetta originale (e come ho fatto tempo fa), così la crema risulterà ancora più morbida, come quella della torta alla ricotta;
– utilizzerò 2 confezioni di quark ai mirtilli e solo 1 di quark mezzo grasso.


Qualche settimana fa (cioè quando ho preparato questo dolce), ne ho mangiato a colazione una fetta ricoperta con della marmellata di mirtilli (gli altri l’hanno preferita al naturale), visto che per la crema ho usato il quark ai mirtilli. Se volete cambiare, potete anche preparare una macedonia di frutti di bosco, magari ricoperta con della salsa di fragole e/o lamponi, proprio come suggerito da Stephanie mentre prepara una No Bake Cheesecake.

Aggiornamento: ho sperimentato quattro nuove versioni di cheesecake al quark: uno senza glutine e terribilmente estivo, uno freddo salatouno con una base di mandorle e nocciole e uno con mele e speculoos.
 A presto ;)!

Brioche speziata al Kefir


 
Ci sono ricette per cui è amore a prima vista; ma la paura a volte ha il sopravvento e magari si finisce per salvarle…poi, aspettano, aspettano, aspettano…
A me è capitato due volte di rimanere bloccata dalla paura del fallimento: prima per la brioche di Julia Child, poi per lo Stollen. Infatti, la ricetta della brioche della Child (tratta dal libro Baking with Julia) è rimasta in archivio per un bel po’ di tempo…ci voleva del buon burro bio da consumare al più presto per farmi trovare il coraggio di affrontare questa piccola sfida ^__^!
E rileggendo più volte la ricetta vista su Papilles et Pupilles, poi quella del Panbrioche senza impasto e del Vetebrod e ispirandomi vagamente alle dosi e al mix di spezie del Plumcake al papavero, sono finalmente arrivata a questa brioche speziatissima e resa morbida e soffice dal latte di Kefir, più che dal burro.

Conosco il kefir già da un po’, ma non lo avevo ancora assaggiato prima della scorsa settimana, quando l’ho visto all’Eurospin. La cosa che mi ha convinta a prenderlo è stata la stessa marca austriaca di un buonissimo yogurt (e io sono iper pignola, visto che lo paragono sempre a quello francese XD!) che compro in un comune supermercato vicino casa. Una vera rivelazione: buono e fresco (e pure salutare XD!), quasi come uno yogurt bianco intero ^__^! E in più con la favolosa capacità di rendere morbidi torte e lievitati senza dover per forza utilizzare quantità mostruose di burro e uova…una valida alternativa al latticello, quindi ;)! Leggevo sul web, poi, che il latte di kefir si trova anche da Naturasì (com’è che ho visto il latticello e non il kefir?? Boh, mistero!!), Conad, Penny Market.
Io la mangio a colazione sia semplice sia con della marmellata poco zuccherata (per non coprire le spezie) di fragole o lamponi.

BRIOCHE SPEZIATA AL KEFIR
vagamente ispirata alla ricetta della Brioche di Julia Child

In corsivo trovate le dosi della ricetta originale, mentre tra parentesi ho inserito le mie modifiche.

INGREDIENTI

1) Lievito con metodo a spugna:
360 g di farina 0 (150 g di farina 0)
85 ml di latte intero tiepido (100 ml di latte di kefir a temperatura ambiente)
20 g di lievito di birra o una bustina di lievito secco (10 g di lievito di birra)
1 uovo (omesso)

In una ciotola, fate sciogliere il lievito di birra con un po’ di latte di kefir a temperatura ambiente. Non riscaldate il latte di kefir, ricordate che è simile allo yogurt e va consumato freddo. 
Nell’impastatrice (o nel robot da cucina o nella macchina per il pane), versate il lievito sciolto, il restante latte di kefir e 100 g di farina (tenete da parte 50 g di farina) e impastate con la frusta K  per circa 5 minuti, o fino a quando l’impasto a spugna sarà ben amalgamato. Ricoprite l’impasto con la farina rimanente, coprite la ciotola dell’impastatrice con della pellicola trasparente e una coperta di lana e fate lievitare al caldo per circa 1 ora. Nella ricetta originale, Anne consiglia di far lievitare l’impasto per circa 30-40 minuti; comunque, capirete che è pronta non appena avrà raddoppiato di volume e si saranno formate delle crepe tra la farina e la pasta ;)!
2) Impasto finale:
lievito con metodo a spugna
70 g di zucchero
1/2 cucchiaino da caffè di sale (1 cucchiaino di sale)
4 uova sbattute (1 uovo)
200 g di farina (approssimativamente) (farina 0, più qualche altro cucchiaio, se necessario)
170 g di burro a temperatura ambiente (70 g di burro morbido)
50 ml di latte di kefir a temperatura ambiente (mia variante)
i semi pestati di due baccelli di cardamomo (mia variante)
2 cucchiaini di cannella (mia variante)
zenzero grattugiato q.b. (mia variante)
1/2 cucchiaino di chiodi di garofano (mia variante)
la buccia grattugiata di 1 limone (mia variante)
semi di papavero q.b. per decorare (mia variante)
Versate lo zucchero, l’uovo sbattuto e i 200 g di farina sull’impasto a spugna. Aggiungete a filo il latte di kefir e alla fine il sale, le spezie, la vanillina e la scorza grattugiata del limone. Impastate per circa 20-25 minuti. Se la pasta non si dovesse staccare dai bordi della ciotola, aggiungete ancora qualche cucchiaio di farina quanto basta. Alla fine, dovrete ottenere un impasto ben amalgamato, morbido ed elastico. Se volete vedere come dovrebbe essere la pasta a questo punto, potete controllare la ricetta originale.
A questo punto, levate la frusta K e montate il gancio a spirale. Riavviate l’impastatrice e incorporate un pezzettino di burro alla volta. Il procedimento è simile a quello dell’impasto per bignè, al momento dell’inserimento delle uova. Quindi, non aggiungete l’altro pezzettino di burro fino a quando il precedente non è stato completamente incorporato. Qui potete vedere l’aspetto finale dell’impasto: liscio, lucido e setoso ;)!
Oliate una grossa ciotola, riponetevi l’impasto e copritelo con pellicola trasparente.
Per la lievitazione, avete due opzioni:
1) Lo fate lievitare a temperatura ambiente per circa 2-2 ore e mezza nella ciotola coperta anche con una coperta di lana e al riparo da correnti d’aria. L’impasto deve raddoppiare di volume.
2) Lo fate lievitare tutta la notte posizionandolo nella parte meno fredda del vostro frigorifero (lievitazione lenta) per circa 4-6 ore (massimo una notte). Dopo aver dato la forma, lasciate lievitare la brioche nello stampo per 1 ora a temperatura ambiente

Io ho scelto la prima opzione; peccato che, iniziando a fare altro, l’ho dimenticato e l’impasto ha lievitato per quasi 3 ore e mezza…la prossima volta punto la sveglia XD!
A lievitazione terminata, date all’impasto la forma che preferite. Io ho data alla mia prima brioche la forma classica, formando due palline una più piccole dell’altra e posizionate nello stampo precedentemente oliato.
Decoratela con un po’ di semi di papavero, se volete.
Fate quindi lievitare la brioche per circa 30 minuti a temperatura ambiente. Io, però, senza riflettere sulle conseguenze 🙁 ho coperto lo stampo con pellicola trasparente ^^”’: ecco perché la pallina superiore sembra una semisfera appiattita XD!
Voi, invece, non fate lo stesso errore. Se volete coprire lo stampo con una coperta di lana, copritelo prima con un’insalatiera dello stesso diametro dello stampo ;)!
Poi, dovreste mescolare un rosso d’uovo con un cucchiaio d’acqua, da spalmare con un pennello sulla brioche. Io, però, non l’ho fatto e la brioche si è dorata lo stesso. Quindi, a voi la scelta ^_^!
Preriscaldate il forno ventilato a 180°. Fate cuocere per circa 30-35 minuti.
Ad ogni modo, i tempi di cottura dipendono:
1) dal tipo di forma scelto per la brioche: nel mio caso, la brioche classica cuoce più a lungo di una treccia, per cui sono necessari, di solito 25-30 minuti;
2) dal forno.
Quindi, fate la prova dello stecchino, utilizzando un coltello che dovrà fuoriuscire pulito dalla brioche.
Nel caso in cui la brioche dovesse colorarsi troppo, copritela a metà cottura con un foglio di alluminio.
Una volta cotta, levatela dallo stampo quando è ancora calda, per evitare che si inumidisca e per farla asciugare bene.
Una volta raffreddata, potete surgelarla, anche a pezzi se volete. Non noterete assolutamente la differenza ;)!

E con questa ricetta partecipo ad Abbecedario culinario della Comunità europea, che questo mese è ospitato da Zibaldone culinario.

A presto ;)!

Tra magnifiche presenze, cacao e brutte notizie, ma non mie!

La settimana non finisce benissimo, ma si sa, da un po’ di tempo a questa parte non circolano belle notizie.
Per fortuna, però, a metà settimana c’è stata una piacevole, divertente, magnifica presenza.
Se poi si riapre un libro raffinato e appassionante, soffermandosi su un ritratto di signora, si ricomincia a riflettere.
Allora sabato decido di fare una piccola pausa e apro un altro libro, un ricettario questa volta.
Mischio quindi due ricette con una mia vecchia ricetta.
E dopo aver aperto un barattolo di marmellata ai frutti di bosco, domani riuscirò finalmente a papparmi un altro muffin cioccolatoso a colazione XD!
MUFFIN CON CACAO E MARMELLATA AI FRUTTI DI BOSCO

Come dicevo, l’idea nasce da un’ispirazione fornita dal libro sui muffin della Gribaudo: i muffin al cioccolato senza zucchero e quelli leggeri ai mirtilli. Io ho utilizzato, però, le dosi di una mia vecchia ricetta, che trovate anche qui….ma ovviamente modificando un po’ di cose, perchè se non improvviso non sono contenta XD LOL!!
Riporto le dosi originali dei muffin al cioccolato senza zucchero. Tra parentesi trovate le mie modifiche in corsivo ;)!

INGREDIENTI
1 1/2 di farina (150 g di farina 0)
100 g di farina 00 (mia variante)
1 cucchiaio di cacao amaro (2 cucchiai di cacao amaro equosolidale)
1 cucchiaio di lievito in polvere (1/2 bustina di lievito biologico vanigliato)
1 cucchiaino di bicarbonato (variante dei muffin ai mirtilli)
100 g di zucchero (mia variante)
4 cucchiai di olio di semi di girasole o di arachidi, più altro per lo stampo, se lo usate (40 ml di olio extravergine di oliva)
2 uova grandi (2 uova)
150 ml di latticello (ispirato allo yogurt dei muffin ai mirtilli)
marmellata ai frutti di bosco q.b. (ispirata ai muffin ai mirtilli)
1/2 cucchiaino di pimento (omesso)
3/4 di tazza di tazza di succo d’arancia non zuccherato (omesso)
1 cucchiaino di scorza d’arancia grattugiata (omesso)
1/2 tazza di mirtilli freschi (omessi)

Mescolate la farina con lo zucchero, il bicarbonato, il lievito e il cacao.
In un’altra ciotola, sbattete le uova e aggiungete l’olio e il latticello.
Unite, quindi, questo composto agli ingredienti secchi, mescolando lentamente. Poi, aggiungete tanta marmellata quanto basta ad ottenere un impasto cremoso.
Versate l’impasto nello stampo per muffins.
Fate cuocere in forno preriscaldato e ventilato a 180° per circa 25-30 minuti, o fino a quando i muffins non risulteranno cotti dopo aver fatto la prova dello stecchino.
Se conservati in una scatola di latta, i muffins si mantengono anche per 3-4 giorni ;)…sempre se resistono agli affamati della casa XD LOL!!!

A presto ;)!